Mozione per i collegi docenti

Mozione per collegio settembre 2020

Pubblichiamo la proposta di mozione per i collegi docenti redatta dai promotori del “Comitato permanente per la salvaguardia e il rilancio della scuola della Repubblica” a seguito dell’assemblea del 26 agosto. 
Si tratta di una proposta che si può adattare alle situazioni e alle possibilità delle scuole per discuterla e approvarla nei collegi. 
Si può anche prevedere di presentare la mozione, o di parlarne semplicemente, nel primo collegio o comunque nei primi giorni di rientro, per poi discuterla e votarla nel secondo, che probabilmente si svolgerà in ogni scuola prima dell’inizio delle lezioni.
Quando avrete le mozioni adottate, inviatele a

[email protected]gmail.com.

Assemblea generale

A pochi giorni dall’inizio del nuovo anno scolastico la situazione appare più incerta che mai.
Le risposte che tutti si potevano auspicare in merito ad un rientro in sicurezza non sono arrivate, mentre si moltiplicano protocolli, linee guida, disposizioni che, senza un reale e importante adeguamento degli organici, assumono il semplice e grave significato di scaricare sulle scuole e dunque su lavoratori e studenti le responsabilità e le conseguenze di una situazione problematica come quella che viviamo.
Per questo, il Comitato permanente per la salvaguardia e il rilancio della scuola della Repubblica ha convocato per domani sera, dalle 18 alle 21, una prima assemblea online, per discutere la situazione e le iniziative da prendere e/o da sostenere di mobilitazione.
Nell’indicarvi qui di seguito il link per collegarsi, vi invitiamo ad essere presenti.

La riunione si terrà sulla piattaforma Zoom.

1. Collegarsi qualche minuto prima dell’inizio al link: https://us02web.zoom.us/j/6973206657
2. Se chiede di installare Zoom, farlo
3. Se chiede, inserire il codice di partecipazione: 697-320-6657
4. Se chiede, inserire il nome
5. Accettare il collegamento al proprio microfono e videocamera (importante)

Se si è già utilizzato Zoom basta accedere qui:  https://zoom.us/join e  inserire il codice 697-320-6657

Se si utilizza un tablet, avviare l’applicazione Zoom e inserire il codice del meeting: 697-320-6657 in Join a Reunion.
Cambiare il nome che è stato assegnato di default (Dispositivo hwaway… iPad di… ecc.) con il proprio nome.
In ogni caso ricordarsi di accettare il collegamento del microfono e della videocamera con il meeting quando viene richiesto.

Ci sono rime e rime…

E’ successo qualcosa di paradossale e grottesco: il Piano del governo per il rientro a settembre, chiamato anche Linee guida, prevede che nelle classi possano starci… più alunni di prima!

Non ci credete? 

Analizziamo i fatti.

Il Piano dice che la distanza “tra le rime buccali degli alunni” (per chi non sapesse di possedere delle “rime buccali”: si tratta della distanza tra le bocche) deve essere di almeno un metro.

Per avere una distanza “delle rime buccali” di un metro è necessario che attorno ad ogni allievo ci sia lo spazio di un cerchio di raggio mezzo metro, cioè di diametro un metro (mezzo metro di un alunno + mezzo metro del vicino fa un metro tra una “rima buccale” e l’altra).

Ora, nonostante la distruzione dei Programmi Nazionali, molti sanno ancora calcolare l’area di un cerchio con raggio mezzo metro, che è pari a 0,785 metri quadrati. Meno di un metro quadrato per alunno.

Si dà il caso che la legge precedente al Covid-19 prevedesse 1,8 metri quadrati per alunno, più del doppio del Piano!

Mesi e mesi di studi, commissioni, esperti, task force e finalmente, voilà: per il governo, che si riempie la bocca di “lotta alle classi pollaio”, si potrebbe anche aumentare il numero degli alunni.

Noi non siamo un comitato scientifico e lasciamo agli esperti il giudizio su questa “distanza delle rime buccali”. Ci sembra però di capire che ciò faccia in realtà “rima” con qualcosa di preciso: la volontà di non investire in organici e di non ridurre il numero degli alunni nelle classi.

Ma una questione semplice semplice la poniamo: perché allora il Piano incita a “riconfigurare” le classi, accorparle per età diverse e per gruppi, aggregare le discipline, promuovere la continuazione della didattica a distanza, fare entrare i privati nelle scuole?

Che bisogno c’è di fare ciò, se tanto si può tornare in classe con gli stessi numeri di prima e, se non fosse per le leggi precedenti, anche di più?

L’obiettivo del governo era garantire la sicurezza o cogliere la famosa “occasione” della quale esperti di ogni tipo hanno parlato, per disarticolare e privatizzare la scuola pubblica statale, come si prova a fare da vent’anni?

Il re è nudo. Non resta che dirlo, affinché tutti lo vedano e, insieme, si possa respingere ancora una volta questo attacco micidiale.

Firmate il Manifesto per la salvaguardia e il rilancio della scuola della Repubblica, scaricate la mozione per i collegi docenti che l’assemblea del Comitato ha deciso di promuovere.

Lanciato il Comitato permanente per la salvaguardia e il rilancio della scuola della Repubblica

Comitato-salvaguardia-e-rilancio-scuola-Repubblica

Pubblichiamo il Manifesto costitutivo del Comitato permanente per la salvaguardia della scuola della Repubblica, lanciato in questi giorni da 70 insegnanti di tutta Italia.

Noi sosteniamo pienamente questo manifesto, alla cui stesura hanno partecipato alcuni membri del nostro gruppo organizzativo.

Venerdì prossimo, 26 giugno, alle 20.45, online (istruzioni all’interno del manifesto allegato) si terrà un’assemblea di presentazione del Comitato nella quale discuteremo quali iniziative concrete assumere.

La situazione è molto grave e la bozza del Piano-Scuola della Conferenza Unificata presentata ieri dal ministero la aggravano ulteriormente. 

In questo piano vengono infatti messe per la prima volta “nero su bianco” tutte le direttive che, se attuate, segnerebbero un attacco mai visto alla scuola pubblica statale: privatizzazione/esternalizzazione di una parte dell’orario scolastico, generalizzazione della didattica distanza, abolizione delle classi, affidamento a Regioni e Enti Locali di gran parte della scuola…

Giovedì si terranno in tutta Italia manifestazioni e iniziative pubbliche promosse dall’appello Priorità alla scuola. Noi invitiamo tutti a partecipare nelle rispettive città sulla base della chiarezza delle parole d’ordine e delle rivendicazioni espresse nel manifesto che vi alleghiamo.

Non è sufficiente dire “più investimenti”, “più soldi alla scuola”: questa rivendicazione, giusta in sé, può diventare addirittura pericolosa se non si dice anche: “Nessuna privatizzazione, nessuna esternalizzazione, difesa delle classi, difesa dei programmi uguali per tutti, didattica solo in presenza con soli insegnanti dello Stato”.

Vi invitiamo poi, la sera successiva, a collegarvi online per discutere come proseguire la mobilitazione. 

Manifesto dei 500, 23 giugno 2002

Giù le mani dalla scuola!

Vogliono fare alla scuola quello che hanno fatto alla sanità?

Giù le mani dalla scuola! 

Il 12 maggio è apparso un articolo su Orizzonte Scuola secondo il quale il lavoro della “task force” del Ministero prevederebbe “più docenti o surrogati”. Avete letto bene: “surrogati”! 
L’articolo spiega: “Nelle intenzioni ci sarebbe … …

Per continuare la lettura scarica l’allegato

Giù le mani dalla scuola!

Lettera urgente al Ministro Azzolina

Comitato 22 marzo per la difesa della Scuola Pubblica-LipScuola-Manifesto dei 500-Partigiani della scuola pubblica-Scuola Bene Comune

 Lettera urgente al Ministro dell’Istruzione

 No a qualunque annuncio prematuro sulla conclusione dell’anno scolastico

Non si può portare un simile colpo al lavoro dei docenti e ai diritti degli alunni

Egregio Ministro,

sappiamo dai media che in queste ore il suo Ministero e il Governo si apprestano a prendere una decisione in merito alla conclusione dell’anno scolastico.

Abbiamo anche sentito che s’ipotizza una promozione per tutti gli allievi, con o senza esami di terza media e di maturità, più o meno parziali.

Una tale decisione annunciata in questo momento sarebbe prematura e rappresenterebbe un ulteriore attacco alla scuola e al lavoro che gli insegnanti stanno facendo con grande spirito di attaccamento agli allievi e ai loro diritti.

La cosiddetta “scuola a distanza” non è e non può essere la scuola della Repubblica, quella dell’art. 3 della Costituzione, che presuppone al contrario un quadro non solo di uguaglianza dei diritti, ma più precisamente di “rimozione” di tutto ciò che ostacola questa uguaglianza.

Oggi – contrariamente a quanto da lei affermato – ciò non è possibile perché non esiste un quadro di obbligo e controllo sulle frequenze, quadro che d’altra parte sarebbe improponibile non solo per le enormi differenze di dotazioni e di conoscenze tecnologiche delle famiglie, ma anche perché nelle case si vivono situazioni diverse e spesso drammatiche, di sofferenza sanitaria e sociale, di preoccupazione e gestione che non permettono di ricostruire a distanza quel contesto di edifici, campanelle, banchi, cattedre, orari, programmi attraverso il quale tutti gli allievi vengono giustamente sottratti al loro ambiente per essere immessi in un altro, uguale per tutti. Oggi, viceversa, gli allievi sono più che mai sottoposti ai limiti del contesto in cui vivono.

Nondimeno, i docenti, con il loro lavoro e il loro impegno, stanno cercando con fatica di avvicinarsi il più possibile alla scuola della Repubblica, stante la situazione, e di assicurare un quadro d’emergenza.

Per farlo, sempre contrariamente a quanto lei ha affermato con le sue Note, hanno bisogno prima di tutto della libertà d’insegnamento, perché oggi più che mai non esistono ricette, non esistono “didattiche a distanza” valide e altre no, non esistono prescrizioni di cosa sia o non sia possibile fare. Ogni situazione va valutata caso per caso, situazione per situazione, strumento per strumento, con il solo fine di mantenere la relazione educativa e l’opportunità di perdere meno istruzione e formazione per il maggior numero di allievi possibile.

Ma per fare questo, i docenti e le scuole hanno anche bisogno di mantenere il più possibile un quadro che non demotivi gli allievi, specialmente quelli delle fasce più deboli.

Oggi più che mai si dimostra come la scuola della Repubblica necessiti di valutazione del lavoro degli allievi e di esami uguali per tutti, su tutto il territorio nazionale.

Ora, se è comprensibile che ciò venga in parte meno nella situazione grave nella quale ci troviamo e che quindi anche il Ministero possa essere eventualmente, infine, portato ad adottare decisioni eccezionali, sarebbe invece completamente incomprensibile se queste decisioni venissero assunte già ora.

Prima di tutto perché si deve tentare fino all’ultimo di preservare il preservabile, ma specialmente perché ciò determinerebbe un “liberi tutti” che sarebbe nello stesso tempo un attacco micidiale al diritto allo studio e un colpo alla schiena alle centinaia di migliaia di docenti che stanno facendo di tutto per garantirlo, pur nelle condizioni in cui lavorano.

Già in queste ore, a seguito degli annunci dei media, ci troviamo di fronte a situazioni incresciose di disimpegno e di irrisione dei docenti. Non abbiamo bisogno di provvedimenti prematuri e ingiustificati che rafforzerebbero questo disimpegno e rappresenterebbero pertanto un messaggio profondamente sbagliato sia sul piano pedagogico sia su quello culturale.

Per questo le chiediamo di evitare annunci di questo tipo e, al contrario, di dare valore a ciò che stanno facendo le scuole con grandi difficoltà.

Le associazioni promotrici, 4 aprile 2020

Didattica a distanza – Posizione comune

Posizione congiunta

Pubblichiamo la “Posizione congiunta” sulla Didattica a distanza che come “Manifesto dei 500” abbiamo approvato insieme a diverse associazioni di difesa della scuola pubblica.

Vi invitiamo a farla circolare tra i vostri contatti nelle scuole, in un momento nel quale si stanno moltiplicando le forzature, le invasioni di campo della libertà d’insegnamento, le diseguaglianze nel diritto all’istruzione, in primis a causa delle Note ministeriali per le quali non si può che concordare con quanti ne hanno chiesto il ritiro.

In un momento difficile come quello che viviamo, mantenere i rapporti, le discussioni, possibilmente difendersi o comunque resistere a queste forzature è fondamentale per l’oggi e per il domani.

Alcune lezioni evidenti sull’Autonomia differenziata dall’epidemia del Coronavirus

“Comitato Nazionale per il ritiro di qualunque Autonomia differenziata, l’unità della Repubblica e la rimozione delle diseguaglianze”

Il “Comitato Nazionale per il ritiro di qualunque Autonomia differenziata, l’unità della Repubblica e la rimozione delle diseguaglianze” si unisce a tutti gli inviti giunti dalla comunità scientifica e dalle istituzioni della sanità a rispettare scrupolosamente le misure di contenimento della diffusione del corona virus.

Nella situazione preoccupante d’emergenza che si è determinata registriamo come diverse voci sia siano sollevate per sottolineare l’importanza di una gestione centralizzata e unitaria della crisi. Alcune di queste voci hanno anche messo in evidenza i problemi creati da un sistema sanitario che è già ampiamente regionalizzato e frammentato. Walter Ricciardi, docente di Igiene alla Cattolica e membro del Comitato esecutivo OMS ha sottolineato: “…la mancanza di una linea di comando unica a fronte di una frammentazione regionale…” e che mentre  “Francia e Gran Bretagna hanno una linea unica, condivisa su tutto il territorio, l’Italia ha invece una linea declinata dalle regioni”, aggiungendo che per fronteggiare il rischio epidemia sono necessarie “scelte adeguate dal punto di vista dell’evidenza scientifica, in modo tempestivo e coordinato su tutto il territorio nazionale”.

Aggiungiamo che negli ultimi venti anni è venuto meno un serio lavoro di prevenzione, che la Sanità pubblica è stata trascurata mentre, in particolare nelle regioni più colpite, si è favorita la sanità privata (in questo momento del tutto latitante), che il Servizio Sanitario Nazionale è stato drammaticamente definanziato con fortissimo depauperamento di personale e mezzi. Tutto ciò sta costringendo lavoratori e lavoratrici a turni massacranti.

Sta emergendo ora la scarsità di attività di educazione sanitaria e prevenzione da parte delle regioni: se si considerano i dati vaccinali degli ultimi anni per l’influenza stagionale, essi sono di gran lunga al di sotto del minimo vaccinale (75%) necessario per ridurre complicanze e mortalità nella categoria esposta degli ultra 65enni. Tra l’altro le regioni dove le vaccinazioni sono tra le più basse sono proprio la Lombardia e il Piemonte (dopo la provincia di Bolzano che ha la copertura peggiore).

Il Coronavirus è una malattia zoonotica così come la maggior parte delle malattie infettive che colpiscono la nostra specie, e come saranno quelle con cui avremo a che fare negli anni a venire, anche a causa delle variazioni indotte dai cammbiamenti climatici.

Da qui l’importanza di non sottovalutare la diffusione delle malattie infettive mettendo in atto un sistema di interventi che coordini sanità e prevenzione animale ed umana, la interdisciplinarità delle professioni sanitarie, l’igiene e la tracciabilità degli alimenti, e tutto ciò che previene l’emergere delle patologie, anzichè dover intervenire quando la malattia è conclamata.

La regionalizzazione della Sanità ha portato inoltre al depotenziamento degli organi centrali come il Ministero della Sanità e l’Istituto Superiore di Sanità, che, soprattutto nei primi giorni, hanno mostrato lacune nella comunicazione e sono stati quasi sopravanzati dal prevalere delle dichiarazioni dei Presidenti delle regioni e dall’informazione dei media. Quest’insieme ha prodotto confusione e poca trasparenza provocando un vero e proprio stato di eccezione, con gravi limitazione dei movimenti e una sospensione del normale funzionamento delle condizioni di vita e di lavoro in intere regioni.

In campo sanitario si è già andati fin troppo lontani con la regionalizzazione, un solo altro passo potrebbe essere fatale.

Questa vicenda oltre a dimostrare l’assoluta necessità di fermare ogni processo di Autonomia differenziata per quanto riguarda la sanità, dimostra altresì come tutte le altre materie per le qual si richiede maggiore autonomia possano andare incontro a problemi enormi. Infrastrutture, energia, istruzione, ambiente, beni culturali…: c’è bisogno di disastri per capire che nulla può essere regionalizzato?

Più che mai ci rivogliamo al governo, al Ministro della Sanità, ai parlamentari, agli eletti nelle Regioni: fermatevi prima che sia troppo tardi!

Le richieste delle Regioni, la Legge quadro, le ipotesi di Intese vanno ritirate!

L’Esecutivo del Comitato Nazionale, 27 febbraio 2020

17 marzo: una delegazione sarà ricevuta dal Ministro Boccia

DichiarazioneEsecutivo150220

Proprio mentre si moltiplicano le voci su un nuovo possibile testo del progetto di Legge quadro per l’Autonomia differenziata, il ministro ha finalmente risposto alla richiesta di ricevere una delegazione del “Comitato Nazionale per il ritiro di qualunque Autonomia differenziata” e ha fissato l’incontro per il prossimo 17 marzo.

Pubblichiamo la dichiarazione che il Comitato Nazionale ha approvato sabato scorso, 15 febbraio, che fa il punto della situazione, partendo proprio dall’importanza di questo incontro.

Più che mai, ritiro della Legge Quadro, No all’Autonomia differenziata

Appello ritiro Legge quadro

Dichiarazione delegazione di Torino

I presidi che si sono tenuti in tutta Italia dal 16 al 22 gennaio sono stati un altro momento molto importante di mobilitazione per il ritiro dell’Autonomia differenziata. Molti presidi si sono conclusi con delegazioni ai prefetti o ai consigli regionali. La base di questi incontri è stata l’Appello per il ritiro della Legge Quadro, lanciato dal Comitato Nazione per il ritiro di qualunque Autonomia differenziata insieme alla Rete dei numeri pari.

Come a dicembre con la “Staffetta per l’unità della Repubblica e i diritti uguali per tutti”, dal nord al sud del Paese i presidi hanno rappresentato la volontà di battersi contro una divisione artificiale, che nessuno vuole, e che se raccoglie qualche consenso è solo perché un silenzio quasi totale sull’argomento impedisce ai cittadini di conoscere ciò che si prepara.

Invitiamo tutti a visitare il sito perilritirodiqualunqueautonomiadifferenziata nel quale sono publicate le foto dei presidi che hanno attraversato l’Italia.

Da parte nostra pubblichiamo la dichiarazione della delegazione di Torino che è stata ricevuta dal capo di gabinetto del Prefetto e l’Appello per il ritiro della Legge Quadro.