Il Manifesto dei 500

MANIFESTO

DI GENITORI E INSEGNANTI

PER IL RITIRO DELLA RIFORMA DEI CICLI

promosso da 500 insegnanti e genitori di 87 fra scuole materne, elementari, medie e superiori delle province di Torino, Milano e Lodi e dall’ “Appello in difesa della scuola elementare”

“Noi accogliamo l’invito giunto dai firmatari dell’ “Appello in difesa della scuola elementare ” della provincia di Lodi e Milano e da alcuni colleghi delle materne, delle medie e delle superiori di Torino ad estendere l’iniziativa in difesa della scuola elementare a tutti gli altri ordini.

Siamo d’accordo con loro: la “Riforma dei cicli ” non tocca solo la scuola elementare; essa mina alle fondamenta il sistema dell ‘istruzione, la formazione culturale, il futuro dei giovani e delle generazioni a venire.

A tutti, genitori, insegnanti, studenti, organizzazioni sindacali, poniamo una questione: non e’ forse urgente una grande mobilitazione per il ritiro di questa proposta di legge? Non e’ forse necessaria una manifestazione nazionale, nell’unita’ con le organizzazioni sindacali, prima che sia troppo tardi?

A tutti voi lanciamo un messaggio: sottoscrivete questo Manifesto e unitevi a noi per diffonderlo”

II comitato del Manifesto, riunito l’11 novembre ad Abbiategrasso (Milano), presenti insegnanti e genitori delle tre province e i coordinatori del “Comitato Nazionale dell’Appello in difesa della scuola elementare”, ha deciso che una delegazione si rechera’ al Senato prima di Natale per portare le firme e per essere ricevuta.

Una grande disinformazione esiste in tutto il Paese sulla proposta di legge chiamata “Riordino dei cicli”. Il governo ha presentato questa legge come un grande passo avanti per tutto il sistema scolastico. Quale realta’ abbiamo invece potuto verificare?

Nel 1997 il Ministro Berlinguer scriveva che l’obiettivo della legge e’ quello di “delegare molta della preparazione degli studi superiori ai primi anni di Universita’ come nei sistemi anglosassoni (Inghilterra e Stati Uniti), dove i primi anni di Universita’ non si distinguono molto dalla formazione liceale italiana o francese”.

In effetti la “Riforma dei cicli” gia’ votata dalla Camera porterebbe alla soppressione di un anno di scuola, con la fusione della scuola elementare e di quella media, ma con la particolarita’ che si avrebbero solo 7 anni di studi, contro gli 8 (5+3) attuali. Questo fatto porterebbe inevitabilmente all’eliminazione di intere materie o parti di programma, con i ragazzi che si presenterebbero alla scuola superiore con una preparazione inferiore a quella attuale. Inoltre, il mescolamento delle classi, delle cattedre, delle competenze, degli orari, dei programmi, la distruzione del Tempo pieno, porterebbe alla disarticolazione completa del sistema e al caos. La scuola elementare e la scuola media sarebbero distrutte.

Il Provveditore di Torino, commentando l’approvazione del progetto da parte della Camera, ha dichiarato: “Sara’ piu’ difficile distinguere tra maestri e professori. Le classi esploderanno definitivamente. Prevarra’ una struttura per moduli culturali in cui i gruppi classe si comporranno e scomporranno continuamente”.

Questa “nuova” organizzazione, ripresa continuamente dai documenti ministeriali, avrebbe ripercussioni gravissime sui bambini e sui ragazzi. La classe, con maestri, professori e compagni ben definiti, non rappresenta solo un fatto puramente organizzativo, ma un riferimento affettivo per i bambini/ragazzi, per la costruzione di relazioni stabili con i coetanei e con gli adulti, con riferimenti certi e sicurezza.

La “Riforma dei cicli” porterebbe alla moltiplicazione delle figure di riferimento dei bambini delle elementari, con un grave rischio di destrutturazione della personalita’, di disorientamento, con importanti ripercussioni sul piano affettivo, psicologico, culturale, con i piu’ deboli che sarebbero abbandonati a se stessi. D’altra parte, il forzato impiego di insegnanti delle medie con alunni di eta’ inferiore a quella di oggi e con programmi ridimensionati o, in alternativa, la riduzione della scuola media a soli due anni, porterebbero certamente ad un abbassamento culturale

Abbiamo voluto procedere nell’analisi.

Il governo ha detto: “Questa legge e’ un grande passo avanti perche’ porta l’Italia al livello degli altri Paesi europei, dove non esiste la divisione tra scuola elementare e media e dove si terminano gli studi a 18 anni “.

Ma in Francia, per esempio, esiste la scuola elementare di 5 anni e quella media, ben distinte, con organizzazioni simili alle nostre attuali. Questo sistema e’ consolidato e valido, come confermato dalle stesse dichiarazioni del ministro Berlinguer sulla scuola francese….

Cosa dire invece della necessita’ di portare i diplomi a 18 anni?

A prescindere dal fatto che in alcuni Stati europei ci si diploma a 18 anni e in altri a 19, noi affermiamo chiaramente quello che nessuno ha evidenziato: il diploma che i nostri ragazzi conseguirebbero a 18 anni non avrebbe nulla a che vedere con i diplomi attuali. I titoli di studio esistenti oggi e conseguibili a 17 e 19 anni (perito, geometra, ragioniere…) sarebbero annullati e spostati a 21 anni, con una frequenza universitaria, pagata con tasse universitarie (alcuni milioni all’anno) e con validita’ regionale.

Il ministro Berlinguer ha detto che questa legge mira a combattere l’abbandono scolastico, ma il risultato che si otterrebbe sarebbe l’esatto opposto: senza la prospettiva di un diploma, senza la prospettiva di un titolo, moltissimi giovani abbandonerebbero la scuola dopo la fine dell’obbligo, e cio’ a 15 anni.

A proposito di obbligo: abbiamo accertato che esso resterebbe fino a 15 anni come oggi, senza un prolungamento fino a 18 come annunciato dal ministro.

Questa legge avrebbe poi un’altra conseguenza molto grave: la distruzione dei programmi nazionali uguali per tutti in cui si indicano finalita’, obiettivi e contenuti della scuola italiana, vera garanzia che non esistano scuole di “serie A” e di “serie B”, vera garanzia di uguaglianza dei diritti dei cittadini. I programmi nazionali, inoltre, costituiscono un freno alla divisione del Paese. Approvando una legge che abolisce i vecchi programmi, non ne
istituisce di nuovi e lascia intendere che ogni scuola dovra’ incaricarsi di definirli largamente al suo interno, si porterebbe un colpo durissimo a tutto il sistema democratico.

Noi siamo d’accordo: il bambino e il ragazzo non vengono posti assolutamente al centro di questa legge.

Si puo’ discutere di una proposta di legge che ha come obiettivo dichiarato quello di abbassare il livello della preparazione e delle conoscenze?

Si puo’ discutere di una proposta di legge che porterebbe al disorientamento completo dei bambini e dei ragazzi e alla dislocazione dell’intero sistema scolastico?

Si puo’ discutere di una proposta di legge che sopprime un anno di scuola, elimina gli attuali titoli di studio e avrebbe come conseguenza l’abbandono della scuola pubblica per migliaia di ragazzi?

Si puo’ discutere di una proposta di legge nella quale non sono indicati i programmi nazionali, gli obiettivi, l’organizzazione e si liquidano in sole 12 righe la scuola elementare e media, dopo aver dichiarato che “in fatto di scuola elementare noi primeggiamo nel mondo”. Il Parlamento rinuncerebbe cosi’ ad una vera funzione legislativa per dare al Ministro di turno la piu’ ampia delega ad agire sul piano amministrativo.

Si puo’ discutere di una proposta di legge passata alla Camera nel silenzio piu’ assoluto, con solo 8 ore di dibattito, con interventi compressi in soli 16 secondi, con molti deputati interpellati che non conoscevano nemmeno il testo che votavano, con il Paese letteralmente sommerso da un’unica propaganda e senza un vero dibattito?

Come commentare la dichiarazione del Ministro Berlinguer, “La mia riforma nata dalla democrazia”?

Non si puo’ discutere di una proposta di legge dalle cosi’ gravi conseguenze per il futuro dei giovani e delle generazioni a venire.

Questa proposta di legge deve essere ritirata: questa la premessa per un vero dibattito democratico che voglia davvero sviluppare la scuola italiana e l’istruzione.

Sappiamo che la segretaria nazionale della CISL-Scuola ha preso posizione contro questa legge ed ha invitato a mobilitarsi contro; che il direttivo della UIL-Scuola di Torino ha votato una mozione per il ritiro della legge; che a Vigevano si e’ svolto uno sciopero degli studenti.

Sappiamo che un gruppo di insegnanti iscritti allo SNALS ha inviato una Lettera Aperta al loro segretario nazionale per invitarlo a prendere posizione contro questa legge e a organizzare la mobilitazione e che una lettera simile e’ in preparazione da parte di iscritti alla CGIL.

Sappiamo che migliaia di insegnanti e genitori, iscritti e non iscritti a CGIL, CISL, UIL, SNALS, COBAS, CUB si sono uniti al “Comitato Nazionale dell’Appello in difesa della scuola elementare” e hanno inviato da tutta Italia centinaia di lettere ai deputati per chiedere di essere ricevuti, senza tuttavia avere una risposta.

A tutti voi lanciamo un messaggio: sottoscrivete questo Manifesto e unitevi a noi per diffonderlo.

Appuntamento per un primo bilancio della raccolta firme a Torino, giovedi’ 9 dicembre 1999, ore 17.30, v. Lemie 48, c/o sc. el. “Sibilla Aleramo”

Come e’ nato questo “Manifesto”?

Il 28 ottobre scorso, 300 insegnanti e genitori di 55 fra scuole materne, elementari, medie e superiori si sono riuniti a Torino per manifestare contro la “Riforma dei cicli” in discussione in Parlamento. Il 5 ottobre si era svolta ad Abbiategrasso (Mi) una assemblea simile, con 110 insegnanti e genitori presenti. Il 5 novembre una assemblea di 150 insegnanti e genitori si e’ svolta a Lodi.

L’invito per queste manifestazioni e’ stato lanciato dal “Comitato Nazionale dell’ “Appello in difesa della scuola elementare. L'”Appello in difesa della scuola elementare”, promosso nel marzo 1997 da 57 insegnanti di 22 scuole di Torino, ha preso posizione contro l’aumento degli alunni nelle classi, la soppressione delle supplenze, la diminuzione degli insegnanti di sostegno, il mescolamento delle classi in nome dei “gruppi flessibili” e la soppressione di un anno di scuola elementare prevista dal primo progetto del ministro Berlinguer. 3.846 insegnanti e 3.025 genitori di 22 province italiane hanno sottoscritto l’Appello; un “Comitato Nazionale” incaricato di mantenere i rapporti tra le province che aderiscono e’ stato formato il 28 giugno 1997 al termine di una “Conferenza Nazionale” dei sottoscrittori. Il 30 giugno 1998 una delegazione di 14 insegnanti e genitori di 6 province e’ stata ricevuta al Ministero della Pubblica Istruzione. Di fronte alla gravita’ della “nuova” proposta di legge approvata il 23/9 dalla Camera, si e’ deciso di allargare l’iniziativa agli altri ordini di scuola per unire piu’ largamente possibile gli insegnanti, i genitori, gli studenti. Al termine delle manifestazioni di Torino, Milano e Lodi, 500 insegnanti e genitori delle seguenti scuole materne, elementari, medie e superiori hanno sottoscritto e lanciato questo Manifesto e hanno deciso di costituire un Comitato dei 500 incaricato di coordinare ulteriori iniziative: Torino: Agazzi, Albe Stainer, Aleremo, Allievo, Angelini, v. Assisi, Aurora, Balbis Garrone, Baricco, B.V. di Campagna, Cairoli, Capponi, Casa del Sole (Rivoli), Casalegno, Castiglione T.se, mat. Cavoretto, Chieri III, Ciari (Grugliasco), Collodi, Coppino , Costa, Gambaro, Gozzano, De Filippo, D’Acquisto (Grugliasco), Don Milani, Duca D’Aosta, Falcone e Borsellino, Franchetti, Frassati, Gabelli, Gassino Gandhi, Granisci (Beinasco), Gianelli, Margherita di Savoia, Montale, Nievo, Orbassano II, Ottino, Parini, Perotti, Pestalozzi, Piossasco, Rayneri, Ricardi di Netro, Rivalta Duca D’Aosta, Rivalta Pasta, Salvemini, Settimo III, Settimo IV, Sinigaglia, Vinci (Orbassano), Milano: Umberto e Margherita di Savoia (Abbiategrasso), Ozzero, Morimondo, A. Moro (Abbiategrasso), F.lli di Dio (Abbiategrasso), Cassinetta, Albairate, Gaggiano, Cisliano, Gudo Visconti, Vernezzo, S. Pellico (Arluno), A. Moro (Arluno), Rogoretto, Ossona, Casorezzo, Cuggiono, Robecchetto, Casate, Bernate, Inveruno, Arconate, Furato, Boffalora, Mesero, Marcallo, Lodi: I Circolo, III Circolo, IV Circolo, Tavazzano, sc. media Don Milani, sc. media Ada Negri, sc. media Paolo Gorini, ITIS Volta, sc. sup. Maffeo Legio.

Nome Cognome ins/gen/dir Scuola (specificare il nome e l’ordine) Indirizzo CAP Tel

Print Friendly