Resoconto degli incontri con la Presidenza del Consiglio e con il Ministero della Pubblica Istruzione

“Manifesto dei 500 insegnanti e genitori per il ritiro della riforma dei cicli”

Resoconto degli incontri con la Presidenza del Consiglio e con il Ministero della Pubblica Istruzione

Roma, 4 luglio 2000

Incontro con il dott. Strano, vice segretario generale del presidente del consiglio.

Dott. Strano: “Se ho ben capito voi ponete un problema di essere ascoltati, di far sentire le vostre ragioni in merito alla legge sui cicli.”

Lorenzo Varaldo (insegnante, Torino): “Intanto presento brevemente la delegazione in cui sono rappresentati insegnanti e genitori di tutta Italia. Per un problema posto da voi non é stato possibile far salire tutti i 21 insegnanti e genitori provenienti dalle province di Torino, Milano, Lodi, Latina, Frosinone, Forlì e Bari. Abbiamo perciò deciso di comporre la delegazione in modo che il Paese fosse rappresentato dal nord al sud. Continue reading Resoconto degli incontri con la Presidenza del Consiglio e con il Ministero della Pubblica Istruzione

Lettera aperta al presidente del consiglio, on. Giuliano Amato, e al ministro della pubblica istruzione, Tullio De Mauro.

“Egregio presidente del consiglio, egregio ministro,

il 2 febbraio scorso il Parlamento ha approvato la legge chiamata “Riordino dei cicli” dopo poche ore di dibattito al Senato che hanno fatto seguito all’interruzione dei lavori della VII Commissione e alle pochissime ore con cui la Camera aveva liquidato la legge nel settembre 1999.

Noi abbiamo cercato in questi anni il dialogo con tutti coloro che hanno dovuto a più riprese affrontare la questione, ma un reale confronto non si è mai avviato e le argomentazioni di migliaia di insegnanti e genitori non sono state tenute in alcun conto. Oggi ci rivolgiamo a voi perché avete la possibilità di riconsiderare l’intera materia e di chiedere l’abrogazione di questa legge di distruzione della scuola pubblica e delle generazioni a venire. Continue reading Lettera aperta al presidente del consiglio, on. Giuliano Amato, e al ministro della pubblica istruzione, Tullio De Mauro.

Le firme al Senato

“Manifesto dei 500 per il ritiro della riforma dei cicli”

“Appello in difesa della scuola elementare”

Dichiarazione adottata al termine degli incontri con la VII Commissione del Senato, con alcuni senatori della maggioranza e dell’opposizione e con le segreterie nazionali dei sindacati.

Il 14 dicembre 1999, 15 insegnanti e genitori di scuole elementari, medie e superiori delle province di Torino, Milano, Lodi, Latina, Bari, Avellino sono stati ricevuti dalla VII Commissione del Senato in rappresentanza delle migliaia di insegnanti e genitori di tutta Italia che hanno sottoscritto in queste settimane il “Manifesto per il ritiro della riforma dei cicli” e, a partire dal marzo 1997, l’ “Appello in difesa della scuola elementare”. Mentre erano riuniti in commissione, i senatori presenti (i vice presidenti della VII Commissione, sen. Biscardi (DS) e sen. Asciutti (FI), il relatore di maggioranza dei DS, sen. Donise, e altri in rappresentanza dei diversi gruppi) hanno continuato a ricevere firme provenienti all’ultima ora da tutta Italia.

La VII Commissione aveva fissato un tempo di 30 min. per l’incontro, ma si è trovata costretta a prolungare il dibattito ad un’ora per la ricchezza e la complessità delle questioni poste. Nonostante questo il tempo si é dimostrato del tutto insufficiente, confermando ancora una volta come un enorme numero di problemi relativi a questa proposta di legge sarebbero da affrontare, approfondire, discutere.
Anche questo fatto dimostra come la linea del Manifesto si riveli ancora oggi la più giusta e la più corrispondente alla volontà degli insegnanti e dei genitori. E’ stato il vice-presidente della VII Commissione, della maggioranza, a dire espressamente: “Abbiamo ascoltato molti gruppi e tutti fanno delle critiche. Se dovessimo ascoltare tutti, allora avreste ragione voi: bisognerebbe ritirare la legge”.
Ma ciò viene confermato con chiarezza ancora maggiore dagli incontri che la delegazione ha effettuato nelle ore e nel giorno successivo con i vari rappresentanti dei partiti di maggioranza e opposizione: stimolati dalle nostre posizioni, anche alcuni esponenti della maggioranza, dei DS, dei Verdi, dei Popolari, si sono dimostrati preoccupati per alcuni dei temi posti dal Manifesto, e alcuni di loro sono arrivati a dire che condividono in parte o largamente le argomentazioni e le preoccupazioni in esso contenute.

Tuttavia un problema si pone: nonostante i dubbi e la contrarietà ad alcuni punti o all’impianto generale della legge, hanno dichiarato che, se si arriverà al voto, essi voteranno a favore della legge

Il problema che molti, anche della maggioranza, hanno sollevato nell’audizione in VII Commissione e negli incontri successivi riguarda quella che è stata definita dagli stessi senatori la “blindatura” della legge, e cioè l’enorme pressione esercitata dal ministro Berlinguer e dal governo perché la legge sia approvata in tempi brevi, senza cambiamenti e senza ulteriori approfondimenti.
Un dato che emerge chiaramente è il ricatto politico posto da Berlinguer su questa legge.

Questo fatto pone direttamente una questione ben più grande, una questione sulla stessa democrazia del Paese: chi decide veramente le leggi? Quale potere reale hanno oggi i parlamentari, se la loro libertà di coscienza, se i loro dubbi, se la necessità di approfondire, di comprendere, di analizzare, viene sottoposta agli ordini di partito e alla volontà del ministro e del governo? Quale democrazia esiste nel Paese, se i senatori non rispondono davanti ai cittadini e alle loro istanze, ma davanti ad un governo e ad un ministro che li mette in condizione di dire che “il testo è blindato”?

La legge doveva essere discussa e votata in Senato il 14 dicembre. In un secondo momento é stata spostata al 15 per permettere le varie audizioni, tra cui la nostra. Infine è stata rimandata a gennaio.
Noi poniamo dunque un problema a tutte le organizzazioni sindacali: esiste oggi uno spazio, un tempo, per impedire che una legge così distruttiva possa essere approvata. Questo tempo e questo spazio, devono essere impiegati per realizzare una grande manifestazione nazionale presso colui che oggi decide e che si appresta a portare un colpo decisivo al sistema dell’istruzione: il ministro della Pubblica Istruzione.
Il 15 dicembre la delegazione di insegnanti e genitori è stata ricevuta dalle segreterie nazionali dei sindacati. Da questi incontri, come si può vedere chiaramente dai resoconti, è emerso chiaramente come i problemi relativi alla proposta di legge che abbiamo sollevato siano più che fondati, compresi i problemi relativi alla democrazia. A conclusione di questi incontri noi ribadiamo fermamente la nostra linea: ritiro della proposta di legge di “riordino dei cicli”.
Oggi è evidente che lo spazio politico auspicato da alcuni responsabili sindacali si è aperto e che una grande responsabilità ricade sulle organizzazioni sindacali.

Noi ci rivolgiamo a tutte le organizzazioni sindacali: se noi, con le nostre forze autorganizzate, con i nostri autofinanziamenti, siamo riusciti a realizzare manifestazioni pubbliche con centinaia di insegnanti e genitori, a raccogliere migliaia di firme, ad essere ricevuti dalla VII Commissione e ad instaurare un dialogo con i parlamentari, quale forza potreste portare voi a Roma, davanti al Ministro, per fermare questa legge?

Se tali e tanti problemi, legati alla democrazia e al contenuto distruttivo della legge, sono stati appurati dalla nostra delegazione, non é arrivato il momento di andare là dove si decide per impedire questo scempio?
La delegazione é disponibile in ogni momento ad approfondire con i senatori e con tutte le persone interessate alla difesa della scuola pubblica e della democrazia, dati alla mano, le argomentazioni che sono alla base della posizione per il ritiro della legge.
Oggi è necessario agire prima che sia troppo tardi.
Noi non siamo responsabili del caos e della dislocazione del sistema scolastico che si creerebbe qualora questa legge dovesse essere approvata.
La stragrande maggioranza degli insegnanti e dei genitori è contraria a questa legge. Molti senatori della maggioranza si sono dimostrati interessati ad approfondire l’analisi e contrari e preoccupati per alcuni punti.
Noi ci impegniamo a promuovere un resoconto preciso degli incontri al Senato e presso le OO.SS. e a diffondere questa dichiarazione tra le migliaia di insegnanti e genitori di tutta Italia che si sono uniti al “Manifesto”.
E’ possibile fermare questa legge prima che sia troppo tardi.

Una grande responsabilità è ora nelle mani delle OO.SS.: organizzate una manifestazione nazionale, chiamando tutti gli insegnanti e tutti i genitori, per ottenere il ritiro della proposta di legge.

La delegazione di insegnanti e genitori ricevuta al Senato il 14 e 15 dicembre per il “Manifesto dei 500 per il ritiro della riforma dei cicli”.

Nota aggiuntiva: nell’incontro con la segreteria nazionale della CISL era emersa la disponibilità di questo sindacato ad organizzare, qualora la legge non fosse stata approvata nelle ore e nei giorni immediatamente successivi, la mobilitazione degli insegnanti e dei genitori. Questa posizione apre quindi una prospettiva e oggi va ripresa con forza per arrivare al più presto ad una manifestazione nazionale per il ritiro della “Riforma dei cicli”. Agli altri sindacati diciamo: unitevi nell’organizzare questa manifestazione.

Contatti: Lorenzo Varaldo. Rita Defeudis, viale Papa Paolo VI, 6, Abbiategrasso (MI), tel 02/94965090.

Il Manifesto dei 500

MANIFESTO

DI GENITORI E INSEGNANTI

PER IL RITIRO DELLA RIFORMA DEI CICLI

promosso da 500 insegnanti e genitori di 87 fra scuole materne, elementari, medie e superiori delle province di Torino, Milano e Lodi e dall’ “Appello in difesa della scuola elementare”

“Noi accogliamo l’invito giunto dai firmatari dell’ “Appello in difesa della scuola elementare ” della provincia di Lodi e Milano e da alcuni colleghi delle materne, delle medie e delle superiori di Torino ad estendere l’iniziativa in difesa della scuola elementare a tutti gli altri ordini. Continue reading Il Manifesto dei 500

50 domande-50 risposte sulla “riforma” dei cicli (del Ministro Berlinguer)

“Manifesto dei 500 per il ritiro della riforma dei cicli”

50 DOMANDE – 50 RISPOSTE SULLA “RIFORMA DEI CICLI”
Dossier sulle conseguenze della legge approvata il 2 febbraio

Il “Manifesto per il ritiro della riforma dei cicli” viene promosso nell’ottobre 1999 da 500 insegnanti e genitori delle province di Torino, Milano, Lodi, Bari, Avellino, Latina, Frosinone e Asti al termine di alcune manifestazioni pubbliche che avevano riunito centinaia di insegnanti e genitori contro la legge, allora in discussione in Parlamento. Queste manifestazioni erano state convocate dall’”Appello in difesa della scuola elementare”, promosso nel marzo 1997. Su proposta degli insegnanti delle medie e delle superiori intervenuti nelle manifestazioni, viene deciso di allargare l’iniziativa a tutti gli ordini di scuola. Nel rispetto delle tradizioni culturali, pedagogiche, didattiche, politiche, religiose di ognuno, il “Manifesto” si batte per unire più largamente possibile gli insegnanti, i genitori, gli studenti, le organizzazioni sindacali e più in generale tutte le persone che intendono difendere la scuola dalla distruzione e dal caos a cui si andrebbe incontro se la “Riforma dei cicli” dovesse essere applicata. Il 14 e il 15 dicembre 1999, una delegazione di 15 insegnanti e genitori delle province di Torino, Milano, Avellino, Lodi, Bari e Latina è stata ricevuta dalla VII Commissione del Senato, dai capigruppo di tutti i partiti e dalle segreterie nazionali dei sindacati. La delegazione ha accertato che molti senatori (anche della maggioranza) avevano perplessità, dubbi e contrarietà verso la legge. Essi hanno però dichiarato che avrebbero votato a favore poiché il ministro poneva una sorta di ricatto, “blindando” (termine adottato da loro) il testo.

Per contro, nel corso degli incontri con le segreterie dei sindacati, la CISL aveva dichiarato la sua volontà a battersi contro la legge, posizione ribadita recentemente dal suo segretario nazionale, Sergio D’Antoni, che, nel corso della manifestazione nazionale del 19 febbraio, ha chiesto il ritiro della legge. Per questo, conscio delle responsabilità che ricadono sui sindacati, il Comitato Nazionale del “Manifesto” lancia oggi un appello alla CISL e a tutti i sindacati perché la mobilitazione per impedire l’applicazione della legge sia organizzata in vista di uno sciopero generale. Fermare questa legge è possibile, è questa la responsabilità che hanno i dirigenti sindacali.

In questa prospettiva, il gruppo organizzativo del Manifesto sottopone a tutti gli insegnanti e i genitori questo dossier perché la discussione sia più larga e approfondita possibile.

Contatti: Lorenzo Varaldo.

Rita Defeudis, viale Papa Paolo VI, 6, Abbiategrasso, Milano, tel casa 02/94965090)

1) Che cos’è la “Riforma dei cicli”?

La “Riforma dei cicli” è una legge approvata dal Parlamento il 2 febbraio 2000 che, se attuata, sopprimerebbe la scuola elementare e la scuola media, unendole in un “Ciclo Primario” che però avrebbe la durata di soli 7 anni, contro gli attuali 8 (5+3) delle elementari e medie. Alla fine del Ciclo Primario i ragazzi andrebbero direttamente alle scuole superiori, che quindi sarebbero anticipate di un anno rispetto ad oggi. Le scuole superiori durerebbero sempre 5 anni e quindi terminerebbero un anno prima rispetto alle scuole superiori attuali. La legge prevede quindi la soppressione di un anno di scuola: questo anno verrebbe perso tra le elementari e le medie, ma in realtà si avrebbero conseguenze gravissime per tutto il sistema scolastico. Per l’applicazione della legge sono necessari i decreti applicativi. La legge dovrebbe essere applicata dal settembre 2001.

2) Come sarebbero organizzate le scuole?

Mescolando i professori delle medie e i maestri delle elementari si creerebbe il primo caos. Inoltre subentrerebbe il problema degli edifici, degli orari, dell’organizzazione.
Si stanno ipotizzando diversi modelli: 1) un insegnante prevalente o unico nei primi due anni, per poi lasciare il posto ad una sempre maggiore moltiplicazione delle figure di riferimento, mescolando insegnanti delle elementari e delle medie. In questo caso i bambini cambierebbero molto presto gli insegnanti….; 2) fino alla attuale terza resterebbero i moduli e il Tempo pieno come alle elementari, in quarta e in quinta moduli con 6-7 insegnanti, in “sesta” e “settima” moduli di 7-8 insegnanti; 3) fin dalla prima elementare gruppi flessibili, classi che si scompongono e ricompongono in continuazione, bambini con molte figure di riferimento che li seguono solo per poche ore.
In ogni caso è evidente la distruzione del Tempo Pieno così come è inteso oggi, il mescolamento degli insegnanti, il caos degli orari, la dislocazione a cui si andrebbe incontro (basti pensare a come è già difficile oggi fare gli orari, anche se ci sono ancora le classi, edifici distinti, titolarità chiare…).
Un’altra cosa evidente è la distruzione dei licei, degli istituti professionali e dei tecnici.

3) Quali sarebbero le conseguenze di questa legge?

Prima di tutto ci sarebbe un abbassamento culturale enorme, con la perdita di un anno di scuola e di intere materie o pezzi di programma. Poi i bambini perderebbero ogni figura di riferimento e sarebbero “sballottati” come pacchi da un insegnante a un altro, da un gruppo flessibile ad un altro (vedi punto 11), senza alcun controllo sull’apprendimento. Fin dall’età di 6 – 7 anni i bambini potrebbero avere molti insegnanti che si alternerebbero e compagni che cambierebbero in continuazione.
Gli insegnanti si troverebbero a gestire il caos, a insegnare in età diverse da quelle per cui sono preparati, a non avere più responsabilità sull’apprendimento dei bambini, a occupare il loro tempo per organizzare orari, gruppi, gestione degli edifici….occupandosi sempre meno della preparazione delle lezioni e di seguire gli alunni.

4) Solo le scuole elementari e medie sarebbero colpite?

In realtà tutto il sistema scolastico verrebbe minato alle fondamenta e le conseguenze più gravi peserebbero proprio sulle scuole superiori, a partire dai licei per arrivare fino all’Università. Infatti i ragazzi frequenterebbero le scuole superiori con una preparazione molto inferiore, con intere materie come storia, geografia e scienze appena accennate, avendo svolto programmi decurtati a causa dell’anno in meno di frequenza scolastica. Le difficoltà che oggi incontrano i professori delle superiori verrebbero moltiplicate.

5) Ma la legge chiama “licei” tutte le scuole superiori…

Non è certo assegnando un nome che si può coprire la sostanza della distruzione di conoscenze e di preparazione a cui si andrebbe incontro. Il ministro e i parlamentari hanno chiamato “licei” gli istituti superiori nel tentativo di convincere una parte della categoria (i professori dei licei e degli istituti superiori) che le loro scuole non sarebbero state toccate dalla “riforma”, anche appoggiandosi sul fatto che le scuole superiori durerebbero cinque anni come oggi…..Ma la realtà è ben diversa e tutti comprendono che siamo di fronte ad un tentativo di “gioco delle tre carte”….

6) Perché un genitore dovrebbe battersi per il ritiro di questa legge?

La “Riforma dei cicli” porterebbe disorientamento psicologico nei bambini, caos per le famiglie e per gli alunni stessi, impoverimento culturale, . Per questi motivi, secondo noi, é necessario che insegnanti e genitori si uniscano, perché hanno interessi comuni per contrastare questo disastro: sia gli insegnanti che i genitori si battono per difendere la qualità della scuola e i diritti dei bambini.
Su questa base, ci organizziamo nel rispetto della democrazia, discutendo le proposte per opporsi a questa legge. Noi siamo per il ritiro della legge. Diamo grande spazio al dibattito, quindi, ma le riunioni non sono fatte solo per discutere, bensì anche per prendere le iniziative concrete di cui abbiamo bisogno.

7) E gli studenti?

I ragazzi che oggi frequentano elementari e medie sarebbero toccati direttamente. Quelli che oggi vanno già alle superiori potrebbero essere “risparmiati”. In realtà, gli studenti delle attuali superiori sono tra le persone che si sono interessate maggiormente al problema poiché si tratta di ragazzi che ormai possiedono una loro coscienza e un loro interesse per la società e comprendono benissimo che questa “riforma” mira a distruggere il loro futuro come quello delle generazioni a venire.

8 ) La legge approvata non sembra descrivere un quadro così disastroso…

In effetti la legge votata può sembrare molto povera e in parte lo è. Uno dei fatti più gravi di questa legge è che in effetti il Parlamento stesso ha rinunciato ad ogni funzione veramente legislativa. Noi siamo perfettamente d’accordo con la posizione della CISL che nella dichiarazione del 22 settembre ricorda come “Il Ministro di turno riceve la delega più ampia e permanente ad agire per via amministrativa. La Cisl ritiene che con questa scelta il Parlamento espropri se stesso dalla proprie prerogative”. Una legge che di fatto è solo “un contenitore” è un vero pericolo per il Paese. In passato ogni legge sulla scuola, valida o meno che fosse, comprendeva molti articoli, una descrizione dettagliata delle innovazioni, era preceduta dai programmi….Oggi si è scelta la strada di impedire che i deputati e i senatori dibattano questi aspetti e si limitino così ad approvare una scatola vuota da consegnare al Ministro. Basti pensare che il ciclo Primario viene descritto in sole 12 righe ! 12 righe per liquidare la scuola elementare e media, cioè 100 anni di storia ! D’altra parte i parlamentari che hanno votato questa legge hanno accettato questa logica e ora dovranno risponderne di fronte al Paese. Va comunque detta chiaramente una cosa: la legge disegna un contenitore vuoto, ma comunque un contenitore ben definito, cioé stretto: un anno in meno di scuola vuol dire comunque tagliare gran parte dei programmi e dei contenuti e nessun decreto applicativo potrà mai riempire in modo positivo un contenitore di questo tipo

9) Il Ministro e i giornali hanno parlato di “aumento dell’obbligo scolastico” fino a 18 anni: questo non é in contrasto con la soppressione di un anno di scuola di cui parla l’Appello in difesa della scuola elementare?

In effetti una grande propaganda, spesso basata su falsità, si è scatenata in questi giorni nel Paese. La legge non prevede assolutamente l’innalzamento dell’obbligo scolastico, che rimane fissato al limite di 15 anni come stabilito da una legge di un anno fa, legge del tutto indipendente dalla “Riforma dei cicli”. Per rendercene conto basta leggere il testo della “Riforma dei cicli” approvato alla Camera: “L’obbligo scolastico termina al 15° anno di età”.

10) Ma il Ministro dice di aver introdotto l’ “obbligo formativo” fino al 18° anno….

In effetti è stata inserita nella legge la seguente frase: “L’obbligo di istruzione e formazione termina al diciottesimo anno di età”. Tuttavia questo obbligo formativo è un concetto in parte generico e in parte pericoloso…..

11) Cos’é quest’obbligo di formazione?

Il Ministro ha spiegato molto bene che non si tratta dell’obbligo a frequentare la scuola: “L’obbligo squisitamente scolastico riguarda i sette anni del ciclo primario e i due anni all’interno del ciclo secondario” . Piuttosto, il governo ha cominciato ad inserire una pericolosa revisione del concetto di “obbligo: “Il concetto di obbligo (…) “, diventa “un diritto del soggetto e un obbligo dello Stato” (Ministro Berlinguer alla Camera, 23/7/99, tratto dal verbale integrale della seduta). In pratica si tratta di far credere al Paese che qualcosa cambia in meglio, mentre in realtà peggiora: lo Stato offre l’opportunità, per chi lo vuole, di frequentare le scuole fino a 18 anni, cioé meno di oggi, poiché lo Stato offre attualmente la possibilità di frequentare la scuola fino a 19 anni!

12) Cosa vuol dire che “lo Stato offre la possibilità di frequentare le scuole fino a 18 anni, mentre adesso questa possibilità va fino a 19 anni” ?

Oggi, fino a 19 anni, si pagano le tasse delle scuole superiori che sono relativamente basse. Con la “Riforma dei cicli”, chi vuole proseguire gli studi dovrà pagare tasse universitarie (diversi milioni all’anno) già a 19 anni

13) Ma perché si parla allora di “obbligo” formativo?

Qui si nasconde uno dei problemi principali di questa legge, uno dei motivi per cui é stata fatta. Infatti, i ragazzi che decideranno di non continuare la scuola dopo i 15 anni potranno adempiere a questo “obbligo” anche al di fuori della scuola, andando a lavorare gratuitamente o con contratti diversi da quelli nazionali, attraverso l’apprendistato, con forme di sottopagamento e sfruttamento che dovrebbero essere illegali. Con la scusa della formazione, si concede alle industrie della manodopera a costi ridotti, mettendo i ragazzi in concorrenza con i lavoratori adulti, per sfruttarli e liquidarli al termine dell’ “obbligo”.

14) Perché difendere la scuola elementare?

La scuola elementare italiana è riconosciuta in tutto il mondo come una delle più valide. E’ stato il Ministro stesso, a più riprese, a ricordarlo. Ancora in occasione del recente dibattito alla Camera ha dichiarato: “Noi abbiamo ereditato una grande scuola (…) che ha primeggiato, soprattutto per la scuola elementare, e che continua a primeggiare. Noi, in materia di scuola di base, dell’infanzia e dell’elementare, primeggiamo nel mondo”. (Berlinguer alla Camera, 23/7/99).
A parte questi riconoscimenti, noi difendiamo la scuola elementare perché per un bambino dai 6 agli 11 anni é necessario un ambiente di apprendimento con poche figure di riferimento, cioé pochi maestri, responsabili dell’apprendimento, in grado di seguire un gruppo limitato di alunni. A questa età é certamente molto importante il “come” si tiene una lezione, ma è ancora più importante il controllo diretto sull’insegnamento che solo con pochi maestri (2 nel Tempo pieno e 3 nel Modulo) si può avere, a patto che ci sia una classe ben definita e responsabilità precise. E’ poi molto importante per il bambino riconoscere bene queste figure di riferimento, avere certezze, regole il più possibile condivise, essere seguito individualmente.

15) Perché i bambini perderebbero ogni figura di riferimento e sarebbero spostati da un gruppo all’altro, da un insegnante all’altro in continuazione?

Non siamo noi a dirlo. Prima di tutto è la logica a dirlo: possiamo forse immaginare che i professori delle medie si mettano di colpo a fare i maestri, a insegnare materie che non hanno nulla a che vedere con quelle che insegnano oggi, considerando che hanno un titolo di studi specifico, con materie ben definite e distinte, con una tradizione educativa e didattica diversa?
In ogni caso, lasciamo la parola a chi dovrebbe conoscere questa “riforma” meglio di noi: “Sarà più difficile distinguere tra maestri e professori. Le classi esploderanno definitivamente. Prevarrà una struttura per moduli culturali in cui i gruppi classe si comporranno e scomporranno continuamente”, ha dichiarato il Provveditore agli Studi di Torino. Questo significa semplicemente distruggere sia la scuola elementare, sia quella media. In ogni caso il Tempo Pieno delle elementari, con due maestri titolari, con responsabilità ben precise, sarebbe distrutto.

16) Perché siete contrari all’abolizione del gruppo classe e ai “gruppi flessibili” di cui parla il Provveditore e il Ministro?

Il bambino ha bisogno di riferimenti certi non solo per quello che riguarda il rapporto con gli insegnanti, ma anche con i compagni, con le amicizie che si crea. Gli equilibri che si formano all’interno di una classe sono la base per la sicurezza e la crescita del bambino. Il bambino e il ragazzo delle medie non sono degli adulti che possono scegliere quale corso frequentare, con l’obiettivo cosciente di imparare. L’apprendimento di un bambino o di un ragazzo delle medie é influenzato da molti fattori, tra i quali il fatto di appartenere a una classe, avere amici con cui costruire relazioni stabili, confrontarsi con gli altri. C’é poi il ruolo dell’insegnante: se non c’è una classe precisa, come fa a controllare questi processi, cioé l’equilibrio psicofisico dell’alunno? Se si abolisce la classe si arriverà ad avere insegnanti che entrano ed escono da un’aula, fanno una lezione e abbandonano i bambini ai loro problemi: chi ha capito bene, per gli altri fa lo stesso. Quella dei gruppi flessibili è la scuola dei più forti, dei più dotati, dei più ricchi. Per gli altri c’è l’abbandono. Noi lo diciamo chiaramente: i bambini, i ragazzi, non sono pacchi da spostare.

17) E i genitori?

Gli stessi genitori si troverebbero senza punti di riferimento, specialmente di fronte ai problemi psicologici dei bambini, di fronte ai problemi di apprendimento. Oggi, se un bambino sta male, se c’è qualche problema, il genitore sa a quali maestri riferirsi e può iniziare un dialogo con loro. Domani, con i gruppi flessibili, i genitori dovrebbero forse cercare tra 6-7 insegnanti un minimo di riferimento, con un bambino di 6-7-8 anni?

18 ) Questo vuol dire che negate validità alle esperienze chiamate “classi aperte” ?

Non vuol dire assolutamente questo.
Qualcuno ha giocato a creare confusione tra gli insegnanti e le famiglie. Intanto, perché si possa parlare di “classi aperte” è necessario che ci siano le classi. Quindi prima di tutto la classe deve restare come riferimento di base. Pertanto devono essere nominati tutti gli insegnanti, senza tagli di personale. Per esempio, per 4 classi a Tempo Pieno nelle elementari ci vogliono 8 insegnanti. Abbiamo più volte segnalato il caso di 4 classi prime a TP alle quali sono stati dati solo 7 insegnanti e poi si é detto: “fate i gruppi flessibili, tipo classi aperte…”. Questa è una truffa che gli insegnanti e i genitori hanno pagato caro. Noi rifiutiamo questa logica. Affermiamo invece che le cosiddette “classi aperte” rappresentano un’esperienza possibile, a condizione che gli insegnanti delle classi in questione scelgano liberamente questa strada e possano tornare indietro in qualunque momento se ritengono che l’esperienza non sia positiva. Le “classi aperte” devono essere sotto il controllo degli insegnanti: chi gioca a far credere che “gruppi flessibili” e “classi aperte” siano la stessa cosa alimenta solo una confusione che alla fine giova a chi vuole tagliare posti e creare il caos.

19) Ma in certi casi il piccolo gruppo potrebbe essere importante, per esempio per recuperare i bambini con problemi di apprendimento…

Siamo perfettamente d’accordo. Ma come fa il Ministro a parlare di piccoli gruppi dopo che ha soppresso le supplenze, obbligando gli insegnanti che facevano i piccoli gruppi nelle ore di contemporaneità (cioé quando un altro insegnante era contemporaneamente presente in classe) a fare il jolly nelle classi? Come si fa a parlare di piccoli gruppi, quando si eliminano centinaia di ore per gli insegnanti di sostegno? Come si fa a parlare di piccoli gruppi, quando si aumenta il limite di 20 e 25 alunni nelle classi?
La realtà è che i gruppi flessibili di cui parla il governo sono i gruppi a cui si riferisce un’ispettrice quando dice che per certe attività, come la lettura, si possono anche tenere 75-80 bambini in un’aula, così in altri momenti si liberano delle ore…Quello che non dice è che le ore liberate serviranno per non assumere supplenti……
In ogni caso: i gruppi piccoli per alcuni momenti possono essere costituiti sulla base di classi certe, di responsabilità precise. Non é questo quello a cui si va incontro, come si può vedere dalla dichiarazione del Provveditore di Torino.

20) Perché si vuole distruggere la scuola elementare e la scuola media?

Il Ministro, nel 1997, scriveva che l’obiettivo della “Riforma dei cicli” é “delegare molta della preparazione degli studi superiori ai primi anni di università, come nei sistemi anglosassoni (Inghilterra e USA), dove i primi anni di università non si distinguono molto dalla formazione liceale italiana o francese”.
L’obiettivo dichiarato da più parti é quindi quello di abbassare il livello della preparazione, imparando all’università le cose che oggi si apprendono alla scuola superiore

21) Ma cosa c’entra questo con la scuola elementare?

Sembra in contraddizione, ma in realtà è perfettamente nella logica del Ministro e della legge. Se si vuole insegnare meno alle superiori, bisogna cominciare fin dalle elementari. Infatti, se si insegna già un po’ di storia, geografia e scienze alle elementari, è evidente che alle medie i ragazzi e le famiglie si aspetteranno qualche cosa di più, qualche contenuto nuovo, qualche conoscenza più approfondita…La stessa cosa succederà al liceo…Bisogna quindi stroncare queste aspettative, evitare che qualcuno dica, “ma queste cose le ho già fatte alle elementari, ora voglio approfondire….”. Per questo si parte distruggendo la base, cioé la scuola elementare e media.

22) Perché intere materie, come storia, geografia e scienze sparirebbero fino a 11 anni?

Ancora una volta non siamo stati noi a dirlo. Nella legge queste materie non vengono minimamente menzionate, mentre si lascia intravedere per i primi quattro anni del ciclo primario un semplice approfondimento dell’attuale programma di prima e seconda elementare. Nella legge si parla genericamente di “potenziamento delle capacità relazionali e di orientamento nello spazio e nel tempo”, obiettivo che oggi è tranquillamente rintracciabile in una programmazione di una seconda elementare…..
In ogni caso non dimentichiamo che ci troviamo di fronte a due sole possibilità, poiché l’unica cosa certa è la soppressione di un anno di scuola: tagliare i programmi di altre materie, tra cui italiano e matematica, o tagliare i programmi di storia, geografia e scienze. In tutti due i casi siamo di fronte ad un impoverimento della formazione di base!

23) C’è tuttavia un dibattito sull’insegnamento delle “aree tematiche” al posto delle discipline: non potrebbe essere valido questo cambiamento?

Non bisogna confondere gli obiettivi con i metodi. Il dibattito a cui si fa riferimento é quello sulle cosiddette “mappe concettuali”. Evidentemente l’uso di queste “mappe” o delle “aree tematiche” può essere valido per insegnare i contenuti dei programmi. Ci sono insegnanti che scelgono questi metodi e li seguono completamente, altri che li seguono in parte, altri che li contestano… Questo é normale, é sempre avvenuto con tutti i metodi, perché fa parte di un dibattito pedagogico e la pedagogia, come si sa, non é una scienza esatta. Dire invece che questi metodi possono sostituire le materie, cioé i campi del sapere da cui discendono i programmi, vuol dire sostituire gli obiettivi con i metodi, vuol dire sostenere che una determinata teoria prevale sulle altre: questo non é tipico di un Paese e di una istruzione democratica e laica, in cui tutte le teorie hanno pari dignità.

24) Il Ministro e qualche esperto hanno sostenuto che, proprio perché la scuola elementare funziona, bisogna estenderne il modello anche ai primi anni delle medie e che quindi la legge non eliminerebbe la scuola elementare….

Noi neghiamo che questa impostazione abbia non solo fondamento scientifico, ma anche semplicemente serietà. Questi presunti “esperti”, che non vedono un bambino da anni, se non in situazioni particolari, hanno il coraggio di sostenere che, visto che una cosa funziona in un posto e in un periodo della vita, bisogna generalizzarla ad altri luoghi, periodi, contesti… Sarebbe come dire che, visto che il rapporto tra la madre e il figlio è di un certo tipo tra i 6 e gli 11 anni, bisogna mantenerlo identico per tutta la vita. Con questa logica si potrebbe affermare che l’organizzazione della scuola elementare deve essere estesa fino all’università….In realtà ogni età ha esigenze diverse e noi diciamo chiaramente che, arrivati in quinta, i bambini finiscono un percorso con un senso e una linearità, ma devono affrontare un nuovo ambiente, con una nuova organizzazione, un ambiente che li ponga di fronte a nuove responsabilità, difficoltà, esperienze, anche paure.

25) In questi anni si è sviluppato molto il concetto di “continuità” tra la scuola elementare e la scuola media, proprio per superare una certa “rottura” che esiste tra queste due scuole. La proposta del governo non servirebbe proprio a superare questa rottura?

Il concetto di “continuità” è un classico concetto che può essere usato da tutti per sostenere tutto e per coprire tutto. Noi sosteniamo che una certa continuità ci vuole e che questa si realizza con il dialogo tra i professori delle medie e i maestri, con momenti di confronto e di esperienze comuni tra i due ordini di scuola, in modo da preparare il bambino a questo passaggio. Ma questo non vuol dire annullare il passaggio. Sostenere che il bambino possa crescere senza difficoltà, senza doversi adattare a cambiamenti anche importanti, senza salti di qualità, senza affrontare le sue paure, vuol dire negare al bambino la possibilità di essere domani un adulto capace di rapportarsi con le difficoltà della vita, con i problemi. Al contrario, la crescita non é sempre un processo lineare, ma spesso procede per salti di qualità, rotture, superamento di prove impegnative. Questo fenomeno non è solo tipico della crescita umana: esso si trova per esempio nell’evoluzione della specie, nello sviluppo della ricerca scientifica, in ogni campo del sapere.

26) Quindi si tratta di difendere anche la scuola media?

Non c’è dubbio che tutti gli ordini di scuola siano oggi toccati da grandi problemi. Si tratta di problemi generati per la maggior parte dai provvedimenti che tutti i governi, di tutti i colori politici, hanno preso in questi anni. Quindi certamente anche la scuola media sarà toccata da problemi e noi non abbiamo la presunzione di conoscerli a fondo. Tuttavia siamo convinti che il passaggio dei bambini ad una scuola diversa, impostata sulla pluralità dei professori, sulla divisione delle cattedre, su un rapporto più adulto e responsabile degli alunni, siano elementi che devono continuare a distinguere la scuola elementare e quella media. In ogni caso abbiamo grande rispetto per i professori delle medie, che lavorano con alunni di età molto difficile. Si fa molta demagogia sul fatto che le medie non funzionano. A parte le considerazioni sui provvedimenti del governo, bisogna considerare che l’età compresa tra gli 11 e i 14 anni é un’età difficile, di passaggio. Non si può pensare di eliminare questa età dicendo semplicemente: “consideratevi ancora bambini, visto che la scuola elementare funziona”.
Noi comunque difendiamo la scuola media, i licei, gli istituti tecnici e professionali non perché siano “intoccabili” o senza problemi, ma perché è evidente che questa legge peggiorerebbe la situazione e distruggerebbe una tradizione che ha molti pregi.

27) Questa storia della scuola elementare che funziona bene appare quindi come un pretesto…

E’ esattamente questo: un pretesto. Infatti la conclusione logica del ragionamento del Ministro e degli “esperti” dovrebbe essere: estendiamo la scuola elementare fino a 13 anni. Noi non condivideremmo questo ragionamento, ma almeno sarebbe logico. Il Ministro, invece, fa un’operazione esattamente contraria: inserisce il modello organizzativo delle medie nella scuola elementare, distrugge il Tempo Pieno, i moduli 3 su 2, le figure di riferimento fisse dei bambini.

28 ) Quali sono gli argomenti che il governo porta per sostenere questa legge?

Premesso che il dibattito in Parlamento é stato una vera presa in giro, con il Ministro che non rispondeva alle domande, con interventi compressi in soli 16 secondi, con molti deputati interpellati da noi che non sapevano cosa si stava discutendo, con procedure antidemocratiche attuate per impedire la mancanza del numero legale…Premesso tutto questo, il governo ha detto che, con questa legge, si combatterebbe l’abbandono scolastico e la dispersione…..

29) Non è un argomento valido?

Tutti gli insegnanti sanno che il Ministro che oggi parla di combattere l’abbandono é lo stesso Ministro che in due anni ha abolito il limite di 25 alunni nelle classi, abolito il limite di 20 alunni nelle classi con bambini handicappati, eliminato le supplenze, soppresso 39.000 posti, eliminato migliaia di posti di sostegno per i portatori di handicap, soppresso decine e decine di laboratori… E’ lo stesso Ministro che nega oggi a centinaia di alunni portatori di handicap, nella sola provincia di Torino, anche il minimo sostegno!
In secondo luogo, questa legge non farebbe altro che incentivare l’abbandono e la dispersione: i bambini e i ragazzi più deboli, “sballottati” da una classe all’altra, da un insegnante all’altro, senza punti di riferimento, senza una scuola organizzata finirebbero per perdersi e per abbandonare la scuola appena possibile.

30) Ma molti ragazzi potrebbero essere avvantaggiati da programmi ridimensionati….

A parte il fatto che l’obiettivo della scuola non può essere quello di abbassare il livello verso un limite accettabile per i più deboli, ma al contrario adoperarsi perché i più deboli arrivino ai livelli più alti, bisogna poi considerare che il risultato sarebbe l’esatto contrario: oggi, molti ragazzi continuano a studiare fino alla terza media (magari con fatica e controvoglia) solo per la prospettiva del diploma di licenza. Ma, sopprimendo questo diploma, un gran numero di ragazzi finirebbe per restare a scuola dai 12 anni ai 15 senza alcun incentivo, senza alcuna prospettiva. Il fenomeno disastroso a cui si assiste oggi dopo l’innalzamento dell’obbligo a 15 anni, con ragazzi che “sfidano” i professori e disturbano le lezioni dicendo apertamente che frequentano la scuola solo perché sono obbligati, diventerebbe un fenomeno di proporzioni ben più grandi, di durata triennale, con tutte le conseguenze disastrose che ne deriverebbero per i compagni di classe e per le possibilità di lavoro dei professori….

31) Il Ministro dice anche che questa legge si deve fare per adeguarsi all’Europa?

A prescindere dal fatto che l’Europa è usata come pretesto sempre e solo quando fa comodo a qualcuno, bisogna dire chiaramente tre cose. La prima è che esistono paesi europei in cui la scuola finisce a 19 anni e altri in cui finisce a 18. La seconda è che in Francia, per esempio, la scuola elementare è di 5 anni e nessuno si sogna di portarla a 7 o di fonderla con quella media. La terza è che, ammesso che si “dovesse” terminare la scuola un anno prima e che questo fosse positivo per i giovani, esistevano soluzioni molto meno devastanti, in grado di salvare i licei e di dare un diploma valido per il mondo del lavoro a 17-18 anni a coloro che non volevano continuare gli studi.
Tra l’altro questo avrebbe permesso di riprendere una tradizione già esistente nel nostro Paese (Istituti Magistrali, Liceo Artistico, Istituti Professionali).

32) Non potrebbe essere valido avere un titolo a 18 anni?

Non vogliamo entrare troppo in problemi che non conosciamo bene. Tuttavia una cosa va detta chiaramente ai giovani: il diploma che verrà rilasciato a 18 anni non ha nulla a che vedere con un diploma valido nel mondo del lavoro, con una qualifica definita. Di fatto si abrogano i titoli attuali con il pretesto che non servono per spostare ogni titolo valido nel mondo del lavoro a 21 anni, cioé due anni dopo.

33) Questo vuol dire che non si diventerebbe più “periti”, “ragionieri”, “geometri” a 19 anni?

Con questa legge spariscono questi titoli e lasciano il posto a un generico “esame di Stato”. C’è una evidente contraddizione: si dice che bisogna immettere i giovani nel mondo del lavoro un anno prima per “adeguarsi all’Europa”, ma di fatto si fa in modo che i giovani stessi arrivino a 18 anni senza una vera qualifica e debbano attendere fino a 21 per avere un titolo valido.

34) Ma anche i titoli degli istituti professionali che oggi si ottengono a 17 anni verrebbero abrogati?

Certamente. Di fatto si nega ogni prospettiva e ogni motivazione allo studio per qualunque ragazzo che non aspiri ad andare a scuola almeno fino a 21 anni (pagando tasse universitarie…).

35) Sembrerebbe una vera e propria opera di distruzione del sistema dell’istruzione. Non é un po’ esagerato?

A questa domanda si può rispondere con un’altra: a chi fa comodo una scuola svuotata di contenuti, dove si impara meno, al termine della quale non si ha un diploma che corrisponde a un titolo preciso? A chi fanno comodo dei cittadini che potrebbero non aver mai studiato la Rivoluzione Francese, la Resistenza, i Romani, i Greci, il Medioevo? Oppure aver affrontato questi argomenti solo una volta nella vita, in modo affrettato e senza possibilità di approfondire? Porre questa domanda vuol dire già rispondere a un’altra: chi ha voluto a tutti i costi questa legge, quali interessi difende, quelli della maggioranza dei cittadini?

36) Qualcuno potrebbe sostenere che si tratta solo di interessi corporativi degli insegnanti….

Non é escluso che il governo, se non riesce ad applicare questa legge, arrivi anche a pagare di più gli insegnanti, pur di sfasciare la scuola. Indipendentemente da questo, noi diciamo No a questo sfascio.
Bisogna essere molto chiari con le famiglie: per un insegnante può essere molto più rilassante entrare in una classe, fare lezione e uscire. Come diceva un insegnante elementare che negli anni passati ha operato con molte classi e che dall’anno scorso opera solo con una, “il peso e la responsabilità che ho avuto quest’anno sono stati enormemente più grandi, come la fatica. Ma la possibilità di seguire i bambini, di adattare i ritmi di insegnamento, di verificare i risultati non é assolutamente paragonabile”.
Esistono già degli esempi in questo senso e ci vengono dal caso delle supplenze. Oggi, al posto dei supplenti vengono messi dei maestri di altre classi per qualche ora. Nella maggioranza dei casi l’insegnante fatica molto meno, perché entra in una classe e si limita a fare sorveglianza ai bambini e al limite può anche leggere il giornale. Non solo guadagna uguale, ma in molti casi può guadagnare anche di più, se si rende disponibile a fare delle ore di straordinario.
Ebbene, noi siamo stati sempre molto chiari: questo meccanismo è da condannare e rifiutare perché i ragazzi non fanno attività didattica, anche per settimane intere.

37) Ma qualcuno ha scritto che sarebbero 80.000 gli insegnanti che perderebbero il posto…

Può darsi che qualche insegnante si muova solo se pensa di perdere il posto. In ogni caso, perdere il lavoro non é bello per nessuno e non fa comodo a nessuno, nemmeno alle altre categorie.
La nostra iniziativa però è rivolta principalmente alla qualità del servizio: questa riforma è un danno per tutti e tutti hanno motivi per chiederne il ritiro.
Detto questo, è evidente che le cifre pubblicate dai giornali sono vere e che un gran numero di insegnanti perderà il posto. D’altra parte la legge prevede proprio (art. 5) che gli insegnanti mantengano il loro posto solo fino all’applicazione della legge stessa. Da quel momento in poi potrebbe succedere di tutto. Certamente molti verranno “riciclati” per le supplenze poiché il Ministro lo aveva già scritto nella prima stessa della legge (1997).

38 ) Perché chiedere il “ritiro” di questa legge?

Una legge che si fonda sul fatto di diminuire le conoscenze non può essere una legge su cui discutere.
Quando siamo stati ricevuti al Ministero ci è stato spiegato chiaramente che tutte le opinioni erano valide, purché non mettessero in dubbio il fatto che questa “riforma” va fatta. Tanto, ci hanno spiegato, noi sentiamo tutti, ma poi facciamo quello che vogliamo.
Tra di noi ci sono diverse opinioni: chi dice che una riforma va fatta, chi dice che bisogna solo migliorare l’esistente, chi dice che bisogna tornare alla situazione di alcuni anni fa, con meno bambini nelle classi, i supplenti, gli insegnanti di sostegno…, chi dice che la prima riforma sarebbe quella di estendere il Tempo pieno a tutti coloro che ne fanno richiesta…
Sono tutte posizioni legittime, perché rispecchiano un dibattito.
Ma se questa riforma venisse attuata il dibattito finisce e queste proposte, più o meno valide che siano, saranno spazzate via. Noi sappiamo che per poter veramente discutere di sviluppo della scuola è necessario che questa legge sia ritirata.
Come ha detto un insegnante, “nessuno può pensare di migliorare qualcosa se non sa prima difenderla”

39) Ma come si può ritirare una legge già approvata?

Prima di tutto questa legge ha bisogno di decreti applicativi e pertanto noi siamo contro questi decreti, qualunque cosa contengano, poiché si fondano sul fatto di applicare la distruzione della scuola. Dire NO ai decreti è possibile e questo vorrebbe dire fermare la legge. Tra l’altro, fatti simili sono già avvenuti in molti settori e abbiamo due esempi recenti anche nella scuola: i decreti applicativi della “riforma” del sistema delle scuole professionali (riforma ferma proprio per l’impossibilità di arrivare a decreti applicativi) e il caso del “concorsone” per gli insegnanti “più meritevoli”, ritirato dal ministro.
Tuttavia il problema é un altro: come si può arrivare a bloccare questa legge e alla sua abrogazione?

40) Appunto, come si può arrivare all’abrogazione?

Solo la mobilitazione unita degli insegnanti e delle organizzazioni sindacali può ottenere questo. I dirigenti sindacali hanno oggi una grande responsabilità su quello che succederà. Devono convocare uno sciopero generale per il ritiro di una legge che nessuno vuole e che creerebbe solo caos e impoverimento culturale. Questo sciopero può portare all’abrogazione o al blocco della legge.
Convocare questo sciopero e organizzarlo è un dovere per un sindacato che voglia difendere la scuola pubblica.
Da parte nostra, ci rivolgiamo al Presidente del Consiglio, con una Lettera Aperta che dice: “Lei ha il potere di chiedere e ottenere l’abrogazione di questa legge. E’ sua responsabilità farlo prima che sia troppo tardi”. Su questa base ci rivolgiamo a tutte le organizzazioni sindacali e a tutti gli insegnanti, i genitori e gli studenti perché si uniscano a noi in questa campagna rivolta al Presidente del Consiglio

41) Ma questo è possibile?

Per esempio la CISL ha fatto recentemente una manifestazione nazionale a Roma nella quale è intervenuto D’Antoni e ha detto: “Le leggi come la riforma dei cicli sono leggi sbagliate e bisogna ritirarle. La CISL non sarà solo “con” questo movimento, ma sarà “alla testa” di questo movimento”.
Pensiamo quindi che la CISL abbia oggi la possibilità di organizzare la mobilitazione e di rivolgersi agli altri sindacati per chiamarli allo sciopero. Le altre organizzazioni hanno invece la responsabilità di aderire e di unirsi alla maggioranza. Tutto questo apre una grande prospettiva: ognuno si assuma le proprie responsabilità.

42) Ma il Ministro ha detto che questa “riforma” è nata da un grande dibattito…

Siamo stati i primi ad accettare la proposta del Ministro di “aprire un vasto dibattito e una capillare consultazione” sul tema della riforma. Ma quando si sono espresse posizioni in contrasto con quelle del Ministro il dibattito è stato chiuso. Tutti gli insegnanti e i genitori possono fare un bilancio di questo “dibattito”: qualche questionario, qualche conferenza, qualche circolare e poi nessuna risposta, nessun dialogo reale. Il dibattito é servito solo per fare demagogia.
Ora noi abbiamo il diritto di arrivare una prima conclusione: il presunto dibattito mirava invece a nascondere la volontà di passare sulla testa degli insegnanti e delle famiglie, come se si trattasse di burattini da manovrare. Questo “dibattito” mirava appunto a manovrare.

43) Ma una “riforma” non dovrebbe migliorare le cose?

Ne abbiamo avute di “riforme” in Italia e questa parola è diventata perlomeno un po’ ambigua. Non vogliamo entrare nel merito delle altre “riforme”, ma certamente questa è una legge reazionaria: una vera “contro-riforma”.

44) Quali proposte alternative?

Come “Manifesto” non abbiamo una proposta organica perché il nostro accordo è un accordo su 6 punti limitati e precisi. Noi ci siamo impegnati a rispettare questo accordo al di là delle posizioni pedagogiche, didattiche, sindacali, politiche, religiose di ognuno perché pensiamo che solo costruendo l’unità più larga possibile e prendendo iniziative comuni sarà possibile evitare il caos e la dislocazione di questa “riforma”.
Detto questo, dal nostro primo Appello emerge una proposta precisa di sviluppo della scuola: ripristinare il limite di 25 e 20 alunni nelle classi, rendere di nuovo obbligatoria la nomina dei supplenti, nominare tutti gli insegnanti di sostegno necessari, estendere il Tempo Pieno a tutti quelli che ne fanno richiesta in ogni parte d’Italia e rendere davvero effettiva la scelta tra Moduli e Tempo Pieno.
Se questi punti venissero realizzati la scuola italiana farebbe un vero passo avanti. Chi dice di voler “riformare” la scuola, ma non si batte prima di tutto per la realizzazione di questi punti mette solo del fumo negli occhi della gente, consciamente o meno.

45) Si dice che la maggioranza degli insegnanti sia favorevole alla “Riforma dei cicli”. “La Stampa” ha pubblicato un sondaggio secondo il quale l’84% degli insegnanti sarebbe favorevole…

Abbiamo fatto una ricerca su questo sondaggio, perché non ci convinceva. Abbiamo scoperto che si tratta di un sondaggio di 3 anni fa in cui si chiedeva: “Lei é favorevole ad una riforma della scuola?
No comment!
Con questi stessi metodi ci fanno credere che la gente è favorevole alla “riforma” delle Poste, delle Ferrovie ecc… Poi si scopre che gli abbonamenti dei treni sono aumentati del 100%, che per la consegna di una lettera bisogna scegliere la Posta Prioritaria che costa il 50% in più, altrimenti è meglio portarla a mano…
Bisognerebbe andare adesso dalla gente e chiedere: “Lei é favorevole alla “riforma” che ha determinato un aumento del 100% degli abbonamenti?”.
Vogliamo fare un altro esempio di manipolazione. Il Ministro ha dichiarato: “25.000 nuove assunzioni nella scuola”. Peccato che si sia dimenticato di dire che sono 59.000 i pensionamenti di quest’anno. Non sarebbe stato più onesto scrivere: “Liquidati 34.000 posti di insegnanti”.
Certo, in questo modo tutti avrebbero capito perché non ci sono più gli insegnanti di sostegno, i titolari, perché le classi scoppiano….

46) Ma il fatto che la “riforma” sia stata approvata non ha allora alcun significato?

Certamente si tratta di un fatto molto grave.
Ma in ogni caso questo non ha nulla a che vedere con il fatto che la “riforma” possa essere applicata. Il governo é in grande difficoltà perché sa che una cosa è approvare una simile legge, un’altra applicarla: questo secondo fatto vorrebbe dire mettersi frontalmente contro gli insegnanti e le famiglie.
Fino a quando le cose restano teoriche sono più difficili da comprendere per tutti. Quando poi il caos comincerà a diventare reale e le conseguenze a toccare tutti, allora le cose saranno chiare….
Noi ci organizziamo e ci organizzeremo per evitare questo caos. Troveremo il modo per fare altri passi avanti.
Le cose non sono per nulla definite: la vicenda del “concorsone” degli insegnanti dimostra che spesso i governi non sanno fare bene i conti …

47) Le opposizioni di destra hanno dichiarato di essere contro questa legge.

Avete le stesse posizioni del Polo?
Identificare chi si oppone a questa legge con uno schieramento politico, per di più ben preciso, è un’operazione che fa solo il gioco del governo e di chi vuole fare passare questa legge.
Intanto va detto che anche Rifondazione Comunista ha votato contro la legge.
Poi la CISL, come abbiamo visto, ha preso posizione contro la legge e ha organizzato manifestazioni i questo senso. Il direttivo e l’assemblea dei delegati della UIL-Scuola di Torino hanno preso posizione chiaramente per il ritiro della legge, lanciando un appello alle segreterie nazionali di tutti i sindacati perché sia organizzata la più vasta mobilitazione.
Come si può vedere non é proprio il caso di identificare il Manifesto con il Polo.
In ogni caso il nostro Comitato é sempre stato molto preciso e chiaro: questa legge è una legge reazionaria e non importa chi l’ha ideata e per quali fini. Piuttosto va detta una cosa: tra i firmatari del Manifesto ci sono insegnanti e genitori della CGIL, della CISL, della UIL, dello SNALS, elettori e militanti dei partiti del governo sconcertati dalla politica che viene portata avanti dal governo stesso. L’unica pregiudiziale per aderire al Manifesto é essere per l’abrogazione della legge: su questa base, che è una base di difesa della scuola pubblica, noi non vogliamo mettere ostacoli ad unirsi più largamente possibile.

48 ) Ma il Polo ha fatto una vera opposizione?

A parole il Polo si é espresso contro questa legge. Ma alla Camera, per esempio, il giorno della votazione il Polo avrebbe potuto fermare la legge, poiché le assenze della maggioranza permettevano alle opposizioni di prevalere. A quel punto il Polo ha deciso di abbandonare l’aula e la legge è passata!
Nei lavori della VII Commissione del Senato, poi, il senatore dei DS Masullo aveva presentato un emendamento che, se fosse passato, avrebbe riportato la legge alla Camera e quindi ritardato i tempi… Ma un senatore del Polo che tanto aveva protestato contro la “blindatura” del testo e l’impossibilità di approvare emendamenti che riportassero alla Camera la legge, ha deciso a quel punto di astenersi e così l’emendamento non è passato! Ognuno può giudicare…..

49) Quanto può contare la protesta

Noi contiamo esattamente per quello che siamo: oggi siamo 10.000 ad aver sottoscritto il Manifesto, ad aver organizzato un presidio, assemblee, ad aver instaurato un dibattito e preso iniziative in comune con 22 province. Si tratta di risultati enormi, considerando che siamo un gruppo spontaneo, completamente autofinanziato, formato da insegnanti e genitori che lavorano e danno il loro tempo volontariamente. La prima nostra funzione è informare. Spesso con la manipolazione, si tenta di non far sapere quello che si prepara. Noi abbiamo un primo compito: informare su quello che succede. Saranno gli insegnanti e le famiglie a decidere con noi cosa fare, liberamente. Noi formuliamo delle proposte per organizzare la resistenza, ma solo se gli insegnanti e le famiglie si uniranno, contribuiranno economicamente, si organizzeranno secondo le forme che riterranno opportune, solo in questo caso potremo contribuire a difendere la scuola. In questi anni la risposta è sempre stata molto positiva, con centinaia di insegnanti e genitori che hanno partecipato alle nostre iniziative. Noi andiamo avanti perché ci siamo assunti le nostre responsabilità. A tutti lanciamo un appello: organizziamo la più grande mobilitazione unita degli insegnanti, dei genitori, delle organizzazioni sindacali. Questa grande mobilitazione può ancora fermare questa legge prima che sia troppo tardi.

50) Ma le cose stanno veramente così?

Quando tre anni fa abbiamo lanciato il nostro Appello, esprimevamo più che altro delle preoccupazioni e dei presentimenti.
Purtroppo avevamo ragione. L’esempio più evidente riguarda la questione degli “Istituti Comprensivi” (cioè l’unione di una scuola elementare e di una scuola media sotto un’unica presidenza): noi avevamo detto che il governo tentava questa operazione con l’obiettivo di fare un primo passo verso la “Riforma dei cicli” e che un giorno avrebbe preteso di fondere le scuole elementari e medie con un ultimo particolare: togliere un anno di scuola e creare il caos. E’ esattamente quello che sta succedendo.
La nostra è una posizione. Saranno gli insegnanti e le famiglie, tutti i cittadini a fare un bilancio su chi ha responsabilità in quello che si sta preparando per il futuro dei ragazzi.
Noi raccontiamo le cose che tutti tengono nascoste. Per esempio in una scuola della nostra provincia, in nome dei “gruppi flessibili” i bambini di prima scelgono ogni mattina in quale classe andare, quale attività fare….Noi lo diciamo: sono bambini di sei anni, non sanno nemmeno cosa vuol dire “scegliere”.
Il provveditore di Torino ha parlato chiaro: insegnanti, genitori, questa è la scuola del futuro.
Anche noi parliamo chiaro: insegnanti, genitori, noi rifiutiamo questa logica. Ognuno si assuma le proprie responsabilità: a coloro che oggi dicono che la Riforma dei cicli è “un fatto storico” diciamo che questa stessa frase è ambigua: anche la sconfitta di Waterloo é un fatto storico.
Non siamo noi a dover dire se abbiamo ragione.

Mozione approvata a Torino al termine dell’assemblea del 7 ottobre 1999

Ci siamo ritrovati oggi in 130 genitori e insegnanti di 39 scuole materne, elementari e medie su invito del “Comitato Nazionale dell’Appello in difesa della scuola elementare”.

Abbiamo innanzitutto constatato come in tutto il Paese esista una grande disinformazione e mistificazione sulle reali conseguenze della “Riforma dei cicli” in discussione in Parlamento.

Abbiamo perciò deciso di rivolgerci largamente a tutti i cittadini, per informare su ciò che abbiamo verificato: Continue reading Mozione approvata a Torino al termine dell’assemblea del 7 ottobre 1999

Mozione approvata ad Abbiategrasso

MOZIONE ADOTTATA IL 5 OTTOBRE 1999 DAI 100 INSEGNANTI E GENITORI DELLA ZONA “ABBIATEGRASSO-MAGENTA-ARLUNO” RIUNITI IN ASSEMBLEA, PRESENTI INSEGNANTI DELLA PROVINCIA DI LODI E UN MEMBRO DELLA DIREZIONE NAZIONALE CISL-SCUOLA

Ci siamo ritrovati oggi, 5 ottobre 1999, in 100 insegnanti e genitori su invito dell’”Appello in difesa della scuola elementare” per informarci e discutere della “Riforma dei cicli” in discussione in Parlamento.

Abbiamo ascoltato con preoccupazione le conseguenze distruttive che l’approvazione di questo progetto di legge porterebbe con sé.

E’ stato evidenziato come questo progetto di legge preveda l’eliminazione di un anno di scuola e la soppressione di intere materie. Continue reading Mozione approvata ad Abbiategrasso

I provvedimenti presi in questi due anni: giudicate voi il “metodo” usato dal Ministero

a) Abolizione del tetto di 20 alunni per le classi con portatore di handicap. Dopo aver abolito questo tetto con la Finanziaria del 1997, il governo ha giocato a diffondere la notizia che il limite stesso era stato reintrodotto.
Vediamo allora il testo del decreto. Continue reading I provvedimenti presi in questi due anni: giudicate voi il “metodo” usato dal Ministero

Resoconto del presidio del 16 settembre 1999 davanti alla Prefettura di Torino

Il 16 settembre 1999, 200 insegnanti e genitori di 30 scuole di Torino e provincia si sono riuniti in presidio davanti alla Prefettura di Torino per protestare contro la “Riforma dei cicli” in discussione in Parlamento e per chiedere il ritiro del progetto di legge, che abolirebbe le scuole elementari e medie, sopprimendo un anno di studi, intere materie e aprendo in questo modo la strada al caos organizzativo.

Al termine del presidio una delegazione di 7 insegnanti e genitori è stata ricevuta dal Capo di Gabinetto del Prefetto, dott. Forlani. Qui di seguito è riportato il resoconto del colloquio. Continue reading Resoconto del presidio del 16 settembre 1999 davanti alla Prefettura di Torino

Lettera ai dirigenti sindacali di CGIL-CISL-UIL-Scuola, SNALS, COBAS, GILDA

Torino, 4 giugno 1999

Cari colleghi sindacalisti,

qui allegata trovate la “Lettera Aperta ai Deputati e ai Senatori” che il nostro Comitato Nazionale ha approvato il 29 maggio.

Il nostro incontro è stato molto significativo e importante, sia per il dibattito che si è svolto, sia per le adesioni giunte da 14 province italiane (tra coloro che hanno partecipato di persona e quelli che hanno inviato messaggi di sostegno), sia per la partecipazione e i messaggi ricevuti da importanti dirigenti sindacali. Continue reading Lettera ai dirigenti sindacali di CGIL-CISL-UIL-Scuola, SNALS, COBAS, GILDA